Ta-pum / Monte Pasubio - Musica a Scuola

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Ta-pum / Monte Pasubio

Ascolto musicale > Ascolto sec. XX > Canti di guerra

La Grande Guerra: i canti di trincea

Ogni guerra è stata accompagnata dal canto. Canti patriottici, ma anche espressioni musicali nate semplicemente per alleviare le sofferenze dei soldati, distogliendoli dalla triste condizione in cui si trovavano. Ad esempio, il canto “Ta pum”, della prima guerra mondiale, è un chiaro esempio di come anche la musica avesse un ruolo importante nella vita dei combattenti.
Dal punto di vista musicale la canzone presenta una struttura strofica, basata sull’intonazione di tutte le strofe del testo su una melodia sempre uguale:



Secondo una ricostruzione attendibile, a creare “Ta-pum” fu il soldato volontario Nino Piccinelli, nato a Chiari (comune italiano della provincia di Brescia, in Lombardia) nel 1898. A fine guerra l’autore del brano così si esprimeva in merito alla nascita dell’inno: “L’ordine era di conquistare quota 2105. La nostra trincea distava poche decine di metri da quella austriaca….., diedi una nota ad ogni sospiro della mia anima, nacque così l’accorato e disperato canto, tra i lugubri duelli delle artiglierie, il balenio spettrale dei razzi di segnalazione e il gemito dei feriti. Dal tiro infallibile dei cecchini nemici che riecheggiava a fondo valle scaturiva il micidiale Ta-pum, ta-pum, ta-pum. Furono 20 giorni d’inferno, senza che nessuno ci venisse a dare il cambio, l’inno venne cantato in quei giorni dai miei commilitoni” (testo tratto dal sito http://www.lagrandeguerra.net). Analizziamo ora il testo di questo famoso canto nato nel fango delle trincee.

TESTO

ANALISI DEL TESTO

  • Venti giorni sull’Ortigara senza cambio per dismontà, ta-pum, ta-pum, ta-pum… Quando poi discendi al piano battaglione non hai più soldà, ta-pum, ta-pum, ta-pum… ta-pum, ta-pum, ta-pum…

L’onomatopea “Ta-pum”, presente in tutte le strofe, rappresenta l’infallibile colpo di fucile dei cecchini austriaci, che dopo ogni “ta-pum” lasciavano sul campo una vittima in più. L’Ortigara è un monte situato in Provincia di Vicenza, vicino al confine fra Veneto e Trentino-Alto Adige, nella parte settentrionale dell'Altopiano di Asiago. Fu teatro di una terribile battaglia, nota appunto come Battaglia dell'Ortigara, durante la Prima guerra mondiale, fra il 10 e il 29 giugno 1917, che vide protagonisti 22 battaglioni alpini nel tentativo della conquista del monte occupato dalla prima linea austroungarica. Per avere un'idea della violenza degli attacchi che qui si svolsero, si pensi che gli austriaci consumarono, in sola mezza giornata, 200 tonnellate di munizioni.

  • Quando sei dietro a quel muretto, soldatino non puoi più parlar, ta-pum, ta-pum, ta-pum… Quando portano la pagnotta il cecchino comincia a sparar, ta-pum, ta-pum, ta-pum…

L’angoscia della granata nemica o della pallottola assassina occupava i pensieri dei soldati in ogni momento della giornata, persino durante il frugale pasto quotidiano. Cantare tutti insieme la stessa sventura serviva tuttavia a rendere meno spaventosa quella condizione e a non sentirsi soli davanti ad un incerto destino.

  • E domani si va all’assalto: soldatino non farti ammazzar, ta-pum, ta-pum, ta-pum… Ho lasciato la mamma mia, l’ho lasciata per fare il soldà, ta-pum, ta-pum, ta-pum…

La figura della mamma, citata in questa strofa del testo, rappresentava il forte desiderio del soldato di riappropriarsi della propria identità, delle proprie origini, del proprio essere “persona” e non “macchina da guerra”.

  • Dietro il ponte c’è un cimitero, cimitero di noi soldà, ta-pum, ta-pum, ta-pum… Cimitero di noi soldati, presto un giorno vi vengo a trovà, ta-pum, ta-pum, ta-pum…

Il pensiero rivolto ai compagni caduti incarna il triste presagio di morte che il soldato portava sempre con sé.


In realtà molti canti di trincea possono essere considerati delle vere e proprie canzoni pacifiste. Il loro scopo è distrarre il soldato, farlo sentire amico dei compagni di trincea, riportarlo alla propria vita privata, alla propria famiglia, al proprio paese. La musica, infatti, è la stessa delle canzoni dei giorni di pace, con gli stessi ritmi, gli stessi andamenti melodici, alla disperata ricerca di un po’ di “aria di casa”.


MONTE PASUBIO
Inno nostalgico degli Alpini impegnati sul fronte, ormai lontani dalla propria casa.

Sulla strada del Monte Pasubio
Bom borombom, bom bomborombon.
Lenta sale una lunga colonna
Bom borombom. bom bomborombon
L'è la marcia di chi non torna
di chi si ferma a morir lassù.
Ma gli Alpini non hanno paura
Bom borombom. bom bomborombon

Sulla cima del Monte Pasubio
Bom borombom, bom bomborombon
Soto i denti che ze 'na miniera
Bom borombom. bom bomborombon
Son gli Alpini che scava e che spera
di tornare a trovar l'amor.
Ma gli Alpini non hanno paura
Bom borombom. bom bomborombon

Sulla strada del Monte Pasubio
Bom borombom, bom bomborombon
è rimasta soltanto una croce
Bom borombom. bom bomborombon
Non si sente mai più una voce,
ma solo il vento che bacia i fior.
Ma gli Alpini non tornano indietro
Bom borombom, bom bomborombom,
Ma gli Alpini non tornano indietro
Bom borombom, bomborombà.


Anche in questo canto il triste presagio di morte (“L'è la marcia di chi non torna di chi si ferma a morir lassù”) è alleviato dalla speranza di un ritorno a casa, nel desiderio di ritrovare una “normalità” ormai perduta (“Son gli Alpini che scava e che spera di tornare a trovar l'amor”).

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