Polifonia e Rinascimento - Musica a Scuola

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Polifonia e Rinascimento

Ascolto musicale > Il cammino della musica

Lo polifonia trova nel Quattrocento un'epoca in cui giungere ad espressioni sempre più complesse e probabilmente sempre più lontane rispetto alla sensibilità della gente comune. Nel contempo le corti principesche vedono nascere nel corso del Cinquecento espressioni polifoniche profane, che, grazie alle stampe musicali di Ottaviano Petrucci, vengono velocemente diffuse diventando patrimonio comune.

Nel Quattrocento, nelle Fiandre (Francia settentrionale, Belgio e parte dell'Olanda), si sviluppa e si diffonde la scuola fiamminga, basata su tecniche polifoniche estremamente complesse, resa celebre da musicisti apprezzati in tutta Europa.
Tra i nomi di maggior rilievo ricordiamo Guillaume Dufay (metà del Quattrocento), Johannes Ockeghem e Joosquin Desprez (metà del Quattrocento - inizi del Cinquecento), Adriano Willaert e Orlando di Lasso (Cinquecento).
La musica di questi straordinari maestri, contesi dalle corti di tutta Europa, è esclusivamente vocale e comprende mottetti, canzoni liriche e amorose e delle complicatissime messe polifoniche basate su composizioni preesistenti: un antico canto gregoriano, una composizione propria o di altri maestri, una melodia profana molto "alla moda".

Nell'ambito della musica sacra cinquecentesca spicca il nome di un musicista che trascorre tutta la sua vita a Roma, Giovanni Pierluigi da Palestrina, il più importante compositore del XVI secolo, autore di numerose composizioni polifoniche, tra cui oltre 100 messe. Le straordinarie opere di Palestrina rispettano sostanzialmente le rigide norme imposte in campo musicale dal Concilio di Trento, che, in risposta alla riforma protestante luterana, riorganizza anche la musica sacra cattolica imponendo le seguenti regole:

  • il latino rimane la lingua ufficiale della Chiesa anche in ambito musicale;

  • la musica sacra deve essere eseguita durante le funzioni liturgiche da cantori professionisti e non dall'assemblea dei fedeli;

  • le composizioni sacre, a differenza di quanto avviene negli stessi anni nell'ambito della musica fiamminga, devono prendere spunto da temi tratti unicamente da canti gregoriani;

  • il testo delle preghiere diventa l'elemento principale della composizione e non deve essere sopraffatto dalla complessità dell'intreccio polifonico.


Se Roma si rivela ligia alle indicazioni del Concilio di Trento, Venezia si muove con una maggiore libertà compositiva. Andrea (1510 - 1585) e Giovanni Gabrieli (1557 - 1612) tentano nuove forme musicali componendo sia per le voci, sia per gli strumenti. Molto famoso lo stile dei "cori spezzati o battenti" dovuto alla particolare struttura della chiesa di S. Marco, che, avendo due organi contrapposti (uno per ogni braccio laterale della chiesa), permette la creazione di opere basate sull'alternanza di due gruppi corali. Con i Gabrieli nasce un nuovo tipo di musica in cui gli strumenti diventano i veri protagonisti dell'espressione artistica: in alcune composizioni affiancano le voci per sottolineare i momenti più importanti dell'espressione musicale, in altre sono gli unici attori del decorso sonoro.

A Venezia è anche attivo il primo, prestigioso editore musicale, Ottaviano Petrucci, il quale realizza stampe di insuperabile bellezza grafica.

Il liuto, con le sue corde pizzicate, è sicuramente lo strumento più diffuso. Soltanto l'organo riesce a contendergli lo scettro della popolarità nel Cinquecento in quanto considerato l'unico strumento degno di accompagnare le celestiali melodie della musica da chiesa. Trombe, tromboni, altri strumenti a fiato e vari strumenti ad arco vengono scarsamente considerati. Le opere strumentali, infatti, non riportano quasi mai l'indicazione dello strumento adatto ad eseguirle e possono quindi essere indifferentemente interpretate da qualsiasi mezzo espressivo dell'epoca.   

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