Pierrot lunaire - Musica a Scuola

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Pierrot lunaire

Ascolto musicale > Ascolto sec. XX > Schoenberg

ARNOLD SCHOENBERG (Vienna 1874 – Los Angeles 1951)
“Pierrot Lunaire” - “O alter duft”

Dalle dissonanze di Claude Debussy il Novecento eredita la volontà di rinnovare il linguaggio musicale trasformandolo in un caleidoscopico specchio di alterne vicende, che nel giro di qualche decennio avrebbero cambiato il mondo. Da qui l’esigenza da parte di Arnold Schoenberg di concepire un’espressione musicale più libera, in grado di riflettere il disagio di una società che si sta lentamente incamminando verso la prima guerra mondiale. In un contesto di questo genere, la musica perde la sua organizzazione logica, diventa fortemente dissonante, priva di tonalità, in una parola: “ATONALE”, cioè priva di ogni riferimento a regole precostituite. La composizione “Pierrot Lunaire” (1912) rappresenta, nella produzione di Schoenberg e più in generale nella storia della musica, un ulteriore capolavoro del maestro e il punto di non ritorno di un linguaggio ormai sulla strada di un rinnovamento radicale, quello stesso rinnovamento che troviamo nella pittura espressionista del periodo, di cui Schoenberg è appassionato protagonista (Nel 1912 collabora, insieme a Vasilij Kandinskij, Franz Marc e Paul Klee, alla pubblicazione dell'almanacco "Il Cavaliere azzurro", per il quale scrive un saggio sul rapporto musica-testo). In questa composizione, il canto, trasformato in una sorta di declamazione intonata, rappresenta uno degli elementi rivoluzionari del lungo percorso Schoenberghiano ed interpreta 21 poesie dedicate alla figura di Pierrot, il personaggio malinconico che sospira e sogna adagiandosi dolcemente sui magici raggi di luna. Qui la musica perde ogni riferimento tonale, le regole del suo linguaggio tradizionale non vengono più rispettate, trasformando il decorso sonoro in una serie di dissonanze su cui si adagia quel “canto parlato” che tanto impressionò il pubblico presente alla prima esecuzione. In questa composizione, la voce, il flauto, il clarinetto, il violino, il violoncello e il pianoforte aprono ormai la porta ad una nuova sensibilità musicale, che forse incarna le ansie di una società inquieta e angosciata. Il tema stesso di “O alter Duft”, il brano conclusivo della raccolta “Pierrot lunaire”, rappresenta perfettamente il mondo dissonante di Schoenberg:


Video tratto da: http://www.youtube.com/watch?v=P-ZAhkKn-aQ

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