Il jazz - Musica a Scuola

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Il jazz

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Le origini

Il jazz nasce fondamentalmente da tre elementi: i canti della popolazione di colore che viveva nel sud degli Stati Uniti, il blues, il ragtime.

  • Canti della popolazione di colore: i neri che si trovavano a lavorare nelle piantagioni del sud degli Stati Uniti come schiavi, accompagnavano i momenti del duro lavoro con il canto basato su una semplice forma responsoriale e cioè sull’alternanza tra solista, che intonava il brano cantando le varie strofe, e il coro che rispondeva ad ogni frase del solista (canti di lavoro). Questa particolare forma di esecuzione, tipica di tutti i canti afro-americani, sarà poi largamente utilizzata nel jazz. I testi, inizialmente insignificanti, diventarono con il passare del tempo dei veri e propri strumenti di timida protesta sociale. Il contatto degli schiavi con la religione dei bianchi portò alla nascita degli Spirituals, sempre in forma responsoriale, nati dalla fusione dei canti religiosi protestanti con elementi di derivazione africana. (Ascolto: “This old hammer” – “Questo vecchio martello” – canto di lavoro).


  • Il blues: la fine della guerra civile americana (1861-1865) portò all’abolizione della schiavitù, ma non certo all’abolizione dei pregiudizi. Anche dopo la liberazione, gli ex schiavi erano costretti a vivere in condizioni precarie, senza alcuna garanzia di lavoro e in un ambiente non certo favorevole all’integrazione. Nella seconda metà dell’Ottocento nasce allora il blues: un canto, a volte amaramente ironico, che descrive le tristi condizioni in cui erano costretti a vivere i neri americani. (Ascolto: “Good morning’" – “Buongiorno” - Blues).


  • Il ragtime: è il primo genere strumentale della musica afro-americana che fino a quel momento si era espressa attraverso il canto. Nasce nel 1896 e raccoglie subito un grande successo di pubblico per il carattere brioso e leggero che lo contraddistingue. Scritto prevalentemente per pianoforte ed eseguito sia da musicisti neri, sia da musicisti bianchi, è di difficile esecuzione e, a differenza del jazz, non prevede l’improvvisazione. Diffusissimo agli inizi del Novecento e per circa un ventennio, influenzò musicisti come Debussy e Stravinskij i quali composero dei pezzi ispirandosi proprio a questo genere musicale. Il compositore e pianista nero Scott Joplin (1867-1917) è il maggiore esponente di questo genere.(Ascolto: “Maple leaf rag – ragtime / Scott Joplin”).



New Orleans vede nascere il jazz

La città di New Orleans, sul delta del fiume Mississippi, era diventata alla fine dell’Ottocento una delle più importanti degli Stati Uniti perché in posizione favorevole per gli scambi commerciali. Il suo “quartiere dei divertimenti” ospitava le prime orchestrine jazz formate da ex schiavi. Tali orchestrine sfilavano per le strade di New Orleans nelle più disparate situazioni: per il carnevale, per le manifestazioni elettorali e persino per accompagnare le cerimonie funebri. E’ qui che nasce il jazz. Gli strumenti utilizzati erano quelli abbandonati dai soldati sudisti dopo la disfatta della guerra di secessione e la formazione tipica era composta da cornetta, clarinetto e trombone per la parte melodica, banjo e basso tuba per la sezione ritmica. Non conoscendo la musica, gli esecutori improvvisavano le loro linee melodiche sviluppando composizioni in continua trasformazione.
Nel 1917 la prima guerra mondiale portò con sé lo sgombero di numerosi locali pubblici e l’utilizzo del porto di New Orleans per l’ormeggio di navi da guerra. Trovare lavoro su uno dei battelli che percorrevano il Mississippi era sempre più difficile ed allora molti musicisti furono costretti a spostarsi nelle città del nord, come Chicago e New York, che offrivano ancora lavoro in quanto importanti centri industriali.


La crisi economica del 1929

Negli anni venti le città del nord degli Stati Uniti videro un grande sviluppo della musica jazz. Nacquero numerosi gruppi di jazzisti bianchi e gli impresari, notando il favore di un pubblico sempre più entusiasta, portarono il genere musicale venuto dal sud anche nei teatri.
In questo contesto, la vendita di dischi e la radio favorirono una capillare diffusione della musica, consentendo l’affermazione di grandi solisti come la grande Bessie Smith (1894-1937), straordinaria interprete vocale di blues venduti in milioni di copie di dischi, definiti “dischi della razza” perché destinati ad un pubblico di colore. (Ascolto: “Me and my gin” “Io e il mio gin” – Blues) Il vero protagonista di questo periodo fu però il cantante-trombettista Louis Armstrong (1901-1971), che riuscì a rendere la sua tromba regina incontrastata dell’esecuzione jazzistica. (Ascolto: “Potato head blues” – Louis Armstrong)
La crisi economica del ’29 portò alla chiusura di fabbriche rendendo la vita difficile a moltissime persone. I locali pubblici, non più frequentati abitualmente da un pubblico pagante, furono costretti a chiudere e molti musicisti si trovarono senza lavoro. Soltanto i grandi locali riuscivano ancora a proporre musica jazz di buon livello. I locali di Kansas City, resistendo alla crisi economica perché in mano alla malavita locale, organizzavano ancora le cosiddette “sedute marmellata” nelle quali i migliori jazzisti, improvvisando su brani celebri, si incontravano per “sfide all’ultima nota”, apprezzatissime da un pubblico pagante.


Lo swing e la rinascita dell’economia americana

Nel giro di due anni il piano di risanamento economico realizzato dal presidente Roosevelt riuscì a risollevare le sorti dell’economia americana, tanto da diffondere un clima di fiducia e ottimismo che ancora una volta finì per influire sulle sorti della musica.
Nella seconda metà degli anni trenta, il jazz acquista, infatti, una vitalità che sembra invitare il pubblico al ballo: nasce l’era dello swing. Nascono le cosiddette big band che arrivano a comprendere ben 18 esecutori interpreti di un genere musicale che guarda allo stile responsoriale tipico della tradizione afro-americana. L’orchestra “nera” di Duke Ellington (1899-1974), molto famosa sia negli Stati Uniti che in Europa, così come quella del clarinettista Benny Goodman (1909-1986) contribuiscono in modo determinante a fare dello swing la musica più popolare dell’epoca. Mentre Duke Ellington, direttore d’orchestra, pianista e compositore, rivoluziona l’orchestra scrivendo i suoi brani come un vero e proprio compositore classico, Benny Goodman è il creatore della prima grande band formata da musicisti “bianchi” e “neri”. (Ascolto: “Concerto for Cootie” di Duke Ellington).


La seconda guerra mondiale e la fine dello swing: l’era del bebop

La seconda guerra mondiale porta con sé la fine dell’era swing. Considerato un genere appartenente ormai ad un fenomeno commerciale di massa, peraltro praticato anche da musicisti bianchi, lo swing viene infatti fortemente contrastato dalla rivoluzione stilistica rappresentata dal “bebop”. I boppers (così si chiamavano i musicisti che praticavano questo nuovo stile) utilizzando piccole orchestre cercavano di recuperare gli aspetti più profondi della musica jazz. Il pubblico a cui si rivolgevano era molto ristretto; gli atteggiamenti che assumevano durante i concerti erano spesso provocatori. Dalla musica piacevole e ballabile dello swing passano ad un’espressione più difficile fatta di irregolarità ritmiche e frasi estremamente frammentate. I maggiori esponenti di questo nuovo genere furono Charlie Parker (1920-1955 / sassofonista) e Dizzie Gillespie (1917-1993 / trombettista). (ascolto: “Shaw’ nuff” – Charlie Parker – Dizzie Gillespie)


Gli anni cinquanta e sessanta

Il bebop, dal ritmo scattante e frenetico, non raccolse un grande successo di pubblico, ma rappresentò l’anello di congiunzione tra il passato e il futuro del jazz. A partire dalla metà del Novecento molti musicisti seguirono strade diverse che portarono a stili che qui accenneremo soltanto:

  • Cool jazz: il “jazz freddo” si differenzia dal bebop per l’uso di ritmi e temi più distesi.


  • Hard bop: ripercorre la strada del bebop praticando una costante ricerca delle più profonde radici afro-americane. Si sviluppa intorno alla metà degli anni cinquanta.


  • Free jazz: è una delle più recenti correnti del jazz. Recupera lo stile del jazz di New Orleans basato sull’improvvisazione collettiva e su un uso molto libero del materiale musicale.


  • Rhythm and blues: la seconda metà degli anni cinquanta vede svilupparsi questo filone di musica più commerciale e ballabile che incontra il favore del pubblico a causa della complessità delle strutture musicali del bebop. Ispirerà il rock and roll.

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